La RU-486, la pillola abortiva, da non confondere con la pillola del giorno dopo, è stata approvata in Italia il 30 luglio 2009 dall’Agenzia italiana del farmaco con 4 voti su 5 favorevoli introducendola appunto nei farmaci utilizzabili. Il mifepristone (RU-486) è un metodo abortivo non invasivo dato che non richiede interventi chirurgici (infatti è un metodo farmacologico) o procedure anestetiche, può essere praticato nei primi due mesi di gravidanza non oltrepassando la settima settimana e presenta dei costi economicamente più sostenibili.
Fu sotto la spinta civilizzatrice della Legge n. 194 (22 maggio 1978) che anche in Italia – dopo la Francia nel 1988, gli alti Paesi europei negli anni ’90 e gli Stati Uniti nel 2000- iniziarono le sperimentazioni dapprima nel 2005 nell‘ospedale di Torino, successivamente anche in Emilia Romagna, Liguria, Toscana, Puglia e Lombardia. La politica di promozione del nuovo farmaco fu sabotata e da subito osteggiata dalle associazioni, dai movimenti pro-life e dal Vaticano che ritengono tutt’oggi l’uso della RSU-486 nocivo nei confronti delle donne che sarebbero abbandonate nel momento difficile della scelta di un’eventuale interruzione di gravidanza; in realtà è molto ben evidente la volontà di queste parti politiche di limitare il potere decisionale femminile e di rendere praticamente impossibile l’esercizio di ciò che le Leggi a tutela della donna affermano e promuovono: “autodeterminazione!” I rapporti e i dati dell’OMS affermano ormai dal 2003 la sicurezza della RU-486 contro tutti i ripetuti tentativi di maldestre ingerenze e squallide sentenze volte a mirare il progresso e l’emancipazione delle donne.
Raffaella_ Il Colpo della Strega_ Coll. femminista